Vino da Oscar

Pellicola e calici si incontrano (ma anche no!)


Sono profondamente convinto che ognuno di noi abbia bisogno di trovare il suo posto nel mondo.
Siamo nati liberi e poi decidiamo, come ribellione a chi ci vuole omologati, di dividerci in settori dettati dal lavoro (per i più fortunati) o dalle passioni (per chi, come me, con le passioni non ci campa!).

Due passioni che hanno sempre accompagnato la mia vita sono il cinema (o le serie TV) e il vino, ma ovviamente, non essendo un attore bensì un beone, ho deciso che il mio posto nel mondo era tra i nerd del vino.
Che poi, pure sui nerd del vino ci sarebbe da farci un articolo.

Siamo quelle figure curiose e antipatiche che ti infamano il vino che stai bevendo con tanto gusto solo perché, dall’alto della nostra conoscenza, quel nettare è troppo fruttato, troppo morbido e poco destinato alla longevità.
(Stendiamo un velo pietoso.)

Noi nerd del vino ci riconosciamo tra noi, abbiamo un linguaggio tutto nostro e, anche se ci incontriamo da sconosciuti, possiamo stare ore a parlare della stessa cosa.
Un po’ come quelli che fanno CrossFit.

In questo “sottosopra” di parole — tipo malolattica, rovere di Slavonia, ecc. — si fa spazio il mondo del cinema.
Nella maggior parte dei casi, facendoci storcere il naso (sempre a noi nerd: stiamo lì con il dito puntato alla TV come il meme di Leo Di Caprio, a sparare frasi del tipo:
“Ma come lo versi!”
“Ma nooo, non è uno Chardonnay!”
“Ma quale ottima annata il ’72!”

In rari casi, invece — dove io immagino che i registi facciano parte della cerchia beona — troviamo film o serie dove il vino viene trattato bene.
E alcuni sono dei veri e propri cult per i winelover mondiali.


SIDEWAYS – IN VIAGGIO CON JACK

(tranqui, no spoiler)

Sideways è il cult per eccellenza del mondo wine.
Classica storia americana con l’eroe e l’antieroe: due amici, uno sfigato e uno figo, che partono per festeggiare l’addio al celibato di uno dei due (il figo).

L’altro è il nerd del vino che organizza un tour delle cantine della California.
Praticamente Batman e Robin che vanno a bere, solo che nella fattispecie il nostro eroe è Robin.

Perché Robin capisce di vino.
Perché Robin parla la nostra lingua, usa quelle parole che conosciamo solo noi.
E non importa se l’amico è più figo, ha successo con le donne ed è più ricco: dal nostro punto di vista sarà sempre lo sfigato che non sa dove sta la Borgogna.

All’interno del film, c’è il dialogo iconico sul Pinot Noir tra Miles e Maya.
Se state leggendo questo blog, probabilmente, lo conoscete.
Se siete qui per sbaglio… andatevelo a cercare.


MADAME CLICQUOT

Qui parliamo di un prodotto più recente.
Vent’anni dopo Sideways, arriva questo film che propriamente sul vino non è.

Anche se Barbe-Nicole Ponsardin, meglio nota come “Veuve Clicquot”, è un’icona nel mondo eno.
Forse la maggior parte di voi la conosce perché ha letto il suo nome sulle bottiglie nei tavolini dei privé in discoteca, ma fidatevi: è stata una rivoluzionaria.

È stata la prima, ad esempio, a “chiarificare” lo Champagne.
Se oggi non bevete Champagne torbido e con i residui, lo dovete a lei.

Vedova di Monsieur Clicquot, produttore (vigneron) di Champagne, prende in mano l’azienda e la fa volare.
Il film ripercorre la sua vita strizzando l’occhio all’emancipazione femminile e facendone un’icona del femminismo (a mio parere giustamente).

Ma noi nerd eravamo forse più interessati al remuage e a come sia arrivata a produrre l’annata del 1811, indipendentemente dal sesso della protagonista.


IL SOMMELIER

Sto film è piacevole.
Storia di un tipo che non vuole lavorare nella braceria di famiglia e sogna di diventare Master Sommelier (titolo che hanno tipo solo 250 persone al mondo).

Tra mille sacrifici, studio intenso e un rapporto conflittuale con il padre, porta avanti questo sogno.

Come dicevo prima, piacevole.
Se vuoi vederlo con tutta la famiglia, passi una bella serata.

Ma raga… per noi nerd è un po’ troppo fantasy.
Nessuno — e ripeto nessuno — è così bravo che, solo odorando il calice, riesce a dirti uvaggio, denominazione, cantina e annata.

Però, ripeto: trama simpatica, attori eleganti e piacevoli e, soprattutto, non storpia le terminologie del vino.


DROPS OF GOD (IL NETTARE DEGLI DEI)

Scorrendo Apple TV — alla quale mi sono abbonato per sbaglio cazzeggiando con l’iPhone — ho trovato questa serie.

Parlava di vino e, ovviamente, ho subito premuto play.

Tutto quello che dirò da adesso in poi potrei rimangiarmelo, perché in realtà sono quasi alla fine della prima stagione (di due). Tuttavia…

La storia è avvincente.
Ci sono due protagonisti: una ragazza francese e un ragazzo giapponese, le cui vite sono intrecciate dal padre di lei, che sembra fosse uno dei massimi esperti di vino mondiale.

In punto di morte, decide di lasciare la sua personale cantina (129 milioni di euro) a chi, tra la figlia e il giapponese — suo allievo prediletto — riesce a superare una serie di sfide enologiche.

Segnatevelo, perché secondo me questa serie si candida a diventare un cult.
Non so se parlo io o l’entusiasmo di chi la sta ancora guardando e non sa come va a finire, ma gli ingredienti, per ora, ci sono tutti.

Se non avete Apple TV, fatevi il “pezzotto” e poi scrivetemi se condividete.


MORALE DELLA FAVOLA

Il vino, nel cinema, non è quasi mai protagonista.
Ma serve a scavare nelle vite, a emanciparci, a rimettere insieme i pezzi, a ribaltare le situazioni.
Esattamente come succede nella vita reale.

E poi dicono che fa male.

In vino veritas… ma anche no!
Forse sono altri i veleni di cui dovremmo privarci.


Canzone per ascoltare l’articolo:
“Nessuno vuole essere Robin” – Cesare Cremonini

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