RECAP SEMISERIO DI 1 ANNO DI INVINOVERITASMAANCHENO!

Un po’ per gioco, un po’ per dire la mia, mi sono ritrovato con cadenza più o meno quindicinale a scrivere di vino.

Che poi voi direte:

“Ma questo che c’ha da scrivere tutte ’ste cose sul vino? Ma non può fare i TikTok come tutti?”

No, non posso fare i TikTok.
O meglio, non li so fare.

Ho provato a mettere il cellulare fisso e fare un video dove parlo. Che vi devo dire? Non è la mia dimensione, raga.

Mi trovo molto meglio seduto scomodo, sgrammaticato — ho fatto ragioneria — con il mio vecchio MacBook Air, a scrivere in tono colloquiale di argomenti del mondo che più mi affascina.

Che poi non mi sono mai chiesto chi dovesse leggerli o non leggerli. Mi limito a inviarli ai miei amici e alla mia famiglia e, in realtà, neanche so se li leggono più.

Comunque, l’unica regola che mi sono dato è stata di usare l’IA unicamente per creare le immagini e impaginare. Altrimenti basta che le dico: “scrivimi un articolo sui vini naturali”, e quella mi caccia un papiro.

Ma non sarebbe la mia voce.
Sarebbe un lavoro.
E il mio lavoro è un altro.
Purtroppo.

Cosa volevo dire

In realtà mi piace smontare un po’ i falsi miti.
E anche quelli veri.

Sfogliando gli articoli, che chiudo tutti con “Morale della favola”, mi sono accorto che c’è sempre un significato intrinseco dentro ogni pezzo.

E oggi lo svisceriamo chiaro, articolo per articolo, a modo mio.


Bianco, rosso, rosato o bolla? Facciamo un po’ di chiarezza!

Il mio primo articolo.

Lo stile si è affinato nel tempo, ma il significato intrinseco era:

BEVETEVI CIÒ CHE VI PIACE!

Non fatevi trascinare dalle mode, dagli snob del vino e neanche da me che faccio le facce strane.

Se vi piace quel rosato che sa solo di fragola e sembra il Fruttolo spremuto in laboratorio per farlo sembrare vino: bevetelo!


Vini naturali vs vini convenzionali

Qui parlo di questa guerra che è più di stili che di vinificazioni in sé.
Una guerra che non vince nessuno.

In fondo, quello che volevo dire è che la vera guerra è tra vini buoni e vini meno buoni, a prescindere dalle fermentazioni e da chi voti.


Metodo Classico e Metodo Martinotti/Charmat

Perché non devi chiamare tutto “Prosecco”

Qui inizio a fare un po’ di divulgazione comica.

Si intravede lo stile che poi ho deciso di seguire, ma cosa volevo dire?

Quello che penso.

Che sì, esistono prodotti buoni fatti con il Metodo Martinotti. Alcuni di questi sono dei Prosecco.

Ma, raga, sul Metodo Classico, se vuoi la bolla più complessa, più cara e più buona, chi dice il contrario è di Conegliano Veneto.


Italia vs Francia

Uh baby baby… it’s wine war!

Il mio articolo preferito.

Secondo me — modestia a parte — è un pezzo ben riuscito, che avrei letto tutto d’un fiato anche su una rivista di settore.

Sostanzialmente faccio giocare una partita virtuale tra Italia e Francia con i vini, dove — spoiler — faccio vincere l’Italia.

Ma cosa volevo dire in realtà?

Che non c’è un vero termine di paragone tra le due.
Ognuna ha le sue caratteristiche ed è forte a modo suo.

Volevo rompere quell’atteggiamento esageratamente patriottico, quando non serve, o esageratamente anti-Italia, quando non serve 2.0.


Abbinamento cibo/vino

Rompo i dogmi del sommelier dando spazio alla fantasia, ma lascio qualcosa che funziona davvero.

Cosa volevo dire?

Basta torta e spumante brut.
È la mia crociata, raga.


I costi del vino

Un po’ divulgazione comica, un po’ riflessioni tipo un pezzo di Sfera Ebbasta.

Cosa volevo dire davvero?

Che non sempre prezzo più alto uguale vino migliore.
Ma non è vero neanche il contrario.

Imparate a scegliere conscious.


Cocktail con il vino, eresia o sepòfa’?

Atmosfere scherzose in compagnia di Bad Bunny ed Emily in Paris.
Elenco tutti i cocktail che possiamo fare con il vino, ma qual è il sottosignificato?

Basta trattare il vino come una reliquia, che non siamo alle nozze di Cana.

Parola di Bad Bunny.


Vin à porter

Cronistoria di quello che vi siete bevuti negli anni, influenzati dalle mode.

Ma il significato intrinseco era:

non sono le mode.

Quello che era buono ieri è buono anche oggi.

Vale per vini, canzoni, film e relazioni.


Fa bene o fa male?

Ci ho provato a dire che il vino fa bene.
Ce l’ho messa tutta.

Ma poi ho capito che ci piace proprio perché fa male.


Sommelier, enologo, wine influencer: ma il vino ha davvero bisogno di tutte queste figure?

Spoiler: NO!

Pezzo comico dove mi diverto a prendere per il culo tutta la scena wine, me compreso.

Cosa volevo dire davvero?

Che il vino ce la fa benissimo da solo.

Siamo noi che dobbiamo nutrirci l’ego.


Vino da Oscar

Parlo del vino come protagonista nel cinema e nelle serie TV, distribuendo consigli e critiche non richieste.

Ma in realtà capisco che il vino, anche da protagonista, è sempre contorno di situazioni: dalle relazioni alle storie di vita vissuta.

Al cinema come nella realtà.


Come sembrare un esperto di vino in 5 minuti

Senza esserlo

Riparto con la divulgazione comica, che ho capito essere la mia vocazione, e faccio un breviario per non fare brutta figura davanti agli esperti.

Ma in realtà?

Il vino è emozione e nessuno può dirti cosa devi bere.


Il vino è diventato noioso?

Cronaca di un amore che non arriva alla Gen Z

Primo esperimento di pezzo sociale, seguendo un trend e non facendo a caso come al solito.

Pezzo ben scritto — ovviamente sempre modesto — ma non credo sia troppo nelle mie corde.

Quello che volevo dire è chiaro: denunce sociali, prezzi dei vini e mancanza di comunicazione facile.

Tranquilli, torneremo presto alla divulgazione comica.


Morale della favola?

Sono stato un anno a scrivere di cose che adoro e spero di continuare.

Mi piacerebbe sapere se qualcuno di voi legge e se gradite.

Magari fatemi sapere qual è stato il vostro articolo preferito nei commenti.

Sembro un influencer così, però.

Vabbè, fate come vi pare.

Io intanto mi metto a pensare alla prossima divulgazione comica.

In vino veritas, ma anche no.
Ma anche sì.


Brano suggerito per leggere l’articolo:
L’anno che verrà — Lucio Dalla

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Vino da Oscar

L’autore riflette sul rapporto tra cinema e vino, evidenziando la specializzazione dei “nerd del vino”. Attraverso film come “Sideways” e “Madame Clicquot”, il vino diventa un simbolo di identità e emancipazione. Sebbene raramente sia protagonista, è fondamentale per esplorare relazioni e esperienze di vita.

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