7 miti sul vino: ribaltati, sfatati e smontati

Raga, da quando siamo bambini non si sa perché, forse per farci sviluppare la fantasia, forse per farci smettere di rompere, ma i nostri genitori ci hanno messo in mente cose che non esistono.

E non mi riferisco solo a Babbo Natale e alla Befana, ma anche al bagno dopo aver mangiato (anche solo un frutto), alla televisione che fa diventare ciechi o al fatto che i semi della frutta fanno crescere le piante dentro la pancia.

Siamo nati e cresciuti in mezzo a una marea di cazzate che abbiamo interiorizzato e, anche se sappiamo che erano dei falsi, ad alcune continuiamo a crederci: tipo io, il bagno dopo mangiato, non me lo faccio.

Il mondo del vino, da nostro ottimo genitore, non poteva sottrarsi a questa antimontessoriana educazione e ha ben deciso di regalarci le sue bugie bianche.

Cerchiamo di andare oltre quelle che ormai sono di dominio comune o di cui abbiamo già parlato (sai che non tutti i vini con le bolle si chiamano Prosecco, vero?) e svisceriamo quelli che sono insiti nella cultura pop e che, da buoni “boomer inside”, abbiamo creduto per anni.

1. IL VINO INVECCHIATO È PIÙ BUONO

No, raga, non ci siamo. Non volevo fare il divulgatore, ma qualcosina va spiegata qui: non è una cosa automatica.

Cioè, non è che io domani vado al Conad, compro un rosato random, lo tengo in cantina per dieci anni e diventa un capolavoro. Poverino, magari già partiva male di suo, il tempo gli toglie lo smalto e la freschezza che ha nell’immediato e diventa uno schifo.

I vini devono avere delle caratteristiche precise per invecchiare bene, tipo tannini forti (quelli che astringono sulla lingua), acidità alta o zuccheri potenti, oltre che intensità e stile.

Quindi sì a Barolo, Brunello o Amarone, sì a Riesling e Chardonnay strutturati, sì a Porto e Sherry, no a vini leggeri o poco strutturati.

Poi dovremmo imbatterci nel labirinto della conservazione, ma questo merita un capitolo a parte.

Ma la risposta finale è: no! Il vino invecchiato non è automaticamente più buono.

Stop allo spiegone!

2. IL ROSSO VA SERVITO A TEMPERATURA AMBIENTE

Ti risponderei: dipende da quanti gradi sviluppa il tuo ambiente.

Vi siete mai chiesti perché il vino (stessa boccia), nelle cantine o nei ristoranti, sembra più buono di quando lo bevi a casa?

Sì, hai capito tutto: è la temperatura che fa la differenza.

Il rosso va servito a 16/18 gradi, qualunque sia la temperatura esterna. Quindi, se sono a casa in estate con 30 gradi e mi viene voglia di rosso, non stapperò la bottiglia che ho sul davanzale della cucina così com’è.

Magari le faccio fare una gita di una quarantina di minuti nel frigo, così raggiungiamo i 16 gradi desiderati (anche 14 per un rosso leggero) ed evitiamo l’ascesa dagli inferi.

3. IL TAPPO A VITE È INDICE DI VINO SCADENTE

Il me romantico, su questo tema, va in lotta con il me pratico. Tendenzialmente vince sempre il me romantico, ma in questo caso non stiamo facendo una battle tra Romeo e Bill Gates: stiamo smontando bugie sul vino.

Quindi anche questa è un grande no!

Il tappo in sughero è più romantico, mi permette di fare il figo quando lo stappo e lo annuso con l’aria di quello che ne capisce, ma in alcun modo garantisce una migliore conservazione o una migliore qualità del vino rispetto al tappo a vite, anche detto Stelvin.

Anzi, il tappo Stelvin favorisce l’assenza di difetti che sono dati, per la maggior parte, dal tappo in sughero. Avete mai sentito: «Sa di tappo?».

Inoltre, se hai una bottiglia con tappo a vite, non hai “l’obbligo” di conservare la bottiglia in orizzontale.

Tanti produttori si sono convertiti, tra cui anche grandi nomi: Walter Massa su tutti.

4. IL CUCCHIAINO MANTIENE LE BOLLICINE

Raga, io qui voglio morire e sono convinto che molti di voi lo facciano ancora o, quantomeno, lo tollerino.

Scenario: la nonna compie 90 anni. Avete già bevuto a pranzo come se foste ospiti da Bukowski, Hemingway e una decina di hooligan inglesi.

Arriva il momento della torta e lo zio caccia lo spumante Grand Anniversary messo da parte per l’occasione.

Un goccino a testa, un po’ perché avete già bevuto, un po’ perché fa schifo, e avanza più di mezza bottiglia.

Non sia mai a buttare l’investimento di 7 euro fatto per quella boccia, ma il tappo a fungo classico non rientra: che facciamo?

Ci mettiamo il cucchiaino che, secondo non si sa quale ben preciso principio, fa sì che lo spumante non si sgasi.

Il fenomeno si è diffuso a tal punto che ha una pagina Wikipedia dedicata — cercate “cucchiaino nello spumante” — e ben due studi scientifici che dimostrano che mettere un cucchiaino nel collo della bottiglia o lasciarla aperta è la stessa identica cosa.

E poi, dimmi la verità: lo hai mai assaggiato il giorno dopo?

5. IL VINO BIANCO SI PRODUCE CON SOLE UVE BIANCHE

Raga, qui spiegone alert, ma provo a farla facile. Vabbè, ormai avete capito che è no, ma vediamo perché.

Il colore viene dato al vino dal tempo di contatto che ha il mosto — liquido della prima spremitura delle uve — con le bucce.

Indipendentemente dal colore delle bucce dell’uva, la polpa sarà in maggior parte bianca, avremo vino bianco se non facciamo fare contatto, vino rosato se alle uve nere facciamo fare poco contatto o vino rosso se lasciamo il vino a contatto con le bucce per più tempo.

Magie della chimica, raga, ma vi risparmio lo sbatti degli antociani e del perché le bucce colorano.

Mi stai dicendo che con uve nere posso fare vino bianco?

Pensate che lo Champagne viene fatto per la maggior parte con Pinot Noir — uva nera —, Chardonnay — uva bianca — e Pinot Meunier — uva nera —, ma può essere fatto anche solo con le uve nere e i francesi lo chiamano: “Blanc de Noirs”.

Ma loro sono fighi e chiamano le cose in maniera figa.

6. IL DECANTER RENDE IL VINO MIGLIORE

Su questo fronte c’è una mega battaglia nel mondo del vino. I partiti del pro e del contro sono agli estremi.

Per alcuni il decanter è utile per separare i sedimenti e dare subito ossigeno al vino; per altri lo shock che causa questo ossigeno immediato, soprattutto nei vini invecchiati, salterebbe dei passaggi, perdendo sapori e aromi che non verranno più recuperati.

Il decanter non migliora automaticamente un vino. Può favorire l’ossigenazione di alcuni vini giovani, è vero, ma con quelli invecchiati farei un po’ di attenzione.

Volete sapere da che parte sto?

Aprite la vostra bottiglia, aprite la vetrinetta che avete in soggiorno, prendete il decanter che sta lì in fondo ai bicchieri e, accidentalmente, fatelo cadere.

Ops!

7. AL RISTORANTE VI FANNO ASSAGGIARE IL VINO PER SAPERE SE È BUONO

Allora, qui c’è il solito momento imbarazzante: arriva il cameriere con la bottiglia ordinata — la seconda che costa di meno in carta vini — e parte con il solito:

«Chi assaggia?».

Ora, secondo voi, lasciate stare che neanche il cameriere sa perché lo fa, ma cosa vuole sapere?

Se il vino è buono?

Non credo che abbiate il potere di fargli stappare tutta la cantina finché non esce il vino che vi piace.

In realtà si versa un goccio di vino per farlo odorare ed escludere la presenza di difetti. Quasi una garanzia, tipo:

«Te l’ho fatto sentire, non venire poi a dirmi che il vino era difettato!».

Nei ristoranti di livello se ne occupa direttamente il sommelier: stappa, odora, assaggia, si assicura che sia tutto ok e poi ve lo versa.

MORALE DELLA FAVOLA

Non per forza, se lo facevano tuo padre e tuo nonno, significa che fosse corretto. Io te l’ho spiegato con i miti sul vino; tu copia e incolla su lavoro, relazioni di coppia ed educazione dei figli.

In vino veritas, ma anche no! Ma raga… il cucchiainoooooo!

Canzone suggerita per leggere l’articolo

“I Love the Way You Lie” di Eminem feat. Rihanna

(Sì, è quella di Temptation Island.)

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